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Cazzi neri e gagliardi sotto la gonna. Sorprese di carne transex che sborra di grandi sborrate. Pompini e Inculate
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Le avventure con i transessuali negri di Antongiulio Praxi. Di giorno prete e di notte grandi succhiate di cazzi neri e gagliardi. Sborrate trans, cosce lunghe, liscie e muscolose. Sborra ricca.
Padre Antongiulio Praxi era passato agli esami con raccomandazioni e ricatti e ora poteva stare nel confessionale a sentire i segreti più intimi delle massaie e delle adolescenti; poteva farsi le seghe nell'oscurità del confessionale, mentre fotografava sotto le gonne e fra le tette delle sue infedeli peccatrici. Che mestiere fantastico, non solo non devi lavorare, ma puoi sapere tutto quello che vorresti sapere e che però non ti hanno voluto dire, puoi vedere e filmare le cosce e le tette di tutte le fiche bollenti che vengono a confessare i loro più turpi tradimenti e le loro più ardite porcate con i mariti delle loro amiche e colleghe. Quante sborrate in quel confessionale, e quanti chierichetti inculati e quanti bocchini fatti alla sfuggita dalla perpetua di turno. Ogni tanto allungava le mani su qualche vedova matura, tanto chi si azzardava a dirgli di no, era prete. Se poi voleva farsi qualche negra non c'era problema, si metteva jeans e maglietta e andava sulla litoranea, dove poteva farsi anche qualche bel transessuale sudamericano. Che mestiere fantastico; e tutti lo stavano a sentire e andavano a chiedergli consiglio su cose di cui non aveva capito mai un cazzo, trattandolo come se fosse stato una persona intelligente; che bel mestiere, la televisione nuova regalata, il pieno di benzina regalato, a quello gli palpa la figlia, a quell'altro gli palpa la moglie, a quell'altro ancora gli palpa la figlia e gli scopa la moglie. Che mestiere, e poi tutti i cornuti dei mariti e dei padri vanno anche a gratificarlo e a invitarlo ai pranzi importanti e in tutte quelle occasioni in cui c'è cibo casereccio a scrocco, vino buono - anche quello a scrocco - e tantissime amenità tra le quali, ovviamente, la possibilità di passare molto tempo all'aria aperta, nei chioschi, nei giardini, dietro le siepi, sempre in compagnia di giovani, di giovinetti e giovinette.
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Padre Praxi, fratello gemello di Giampaolo Chiavarolo Praxi, è detto padre per due ragioni. Il primo e più immediatamente ovvio motivo è legato alla natura del suo lavoro e all'abito talare che ingiustificatamente gli è stato assegnato nonostante il parere contrario del cardinale Orioli che era presente ai suoi esami di teologia. Fu una interrogazione pietosa e il cardinale Orioli dovette cercare giù nel fondo della sua fraterna coscienza per rimediare qualche spicciolo di pietas ancora disponibile. Fece grande sforzo di umanità ma fu tutto inutile, non trovò quello che cercava. D'altra parte dovette esprimere parere favorevole alla sufficienza se non voleva esser sputtanato con tutta l'arcidiocesi per i bocchini con ingoio totale che si era fatto fare con frequenza sistematica dai due fratellini chierichetti quando erano ancora lontani dal tentare la carriera clericale; mai avrebbe pensato il cardinale Orioli che quei due figli di cani affamati lo avrebbero potuto un giorno ricattare con un doppio sorriso siamese d'intesa e con il preciso scopo di farsi raccomandare all'esame di teologia. Solo uno dei due fratelli volse la disposizione della sua anima e del suo sedere alla comunità cattolica romana. L'altro tentò altre strade, come sappiamo, sempre sfruttando le sue amicizie d'infanzia e ottenendo una bella posizione al consolato italiano di Pechino. Padre Praxi, suo fratello, era chiamato padre anche per un secondo motivo. In quel paese dell'Emilia Romagna, sempre avvolto dalla nebbia, erano in molti a domandare cosa e come circa l'identità del proprio vero padre. Soprattutto in seguito ad un incidente in una clinica privata di proprietà dello stato Vaticano che era avvenuto circa una quindicina di anni prima. Nel reparto ortopedico femminile ci fu una settimana di black-out totale. Mancò la corrente per sette giorni e sette notti; le ragazze mostravano tutte una certa inquietudine ad andare sempre al bagno da sole con i moccoli e le candele. Molte non si contentavano del mozzicone di moccolo che ritornava dalle loro compagne di stanza tutto squagliato e storto, allora suonavano i campanelli per chiamare la suora di turno e farsi portare dei nuovi bei turgidi moccoloni nuovi. Ma la suora non arrivava mai, anche perché era sorda ed era una vecchia rincoglionita, e poi come cavolo faceva a sentire il campanello visto che mancava la corrente?
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domenica 15 marzo 2009